Piemonte primo in parsimonia, ma la Lombardia resta la cassaforte

Biella, Asti e Vercelli svettano nella graduatoria Unioncamere come le province più risparmiose, mentre Crotone chiude la classifica.

7/18/20253 min read

black and silver door knob
black and silver door knob

Nel 2023, Milano, Roma e Torino hanno accumulato insieme il 25% del totale dei risparmi degli italiani, con rispettivamente l’11,55%, il 7,50% e il 5,52%. Tuttavia, quando si guarda alla propensione effettiva a mettere da parte, il primato spetta al Piemonte: Biella (15,51%), Asti (13,64%) e Vercelli (13,62%) si collocano nettamente sopra la media nazionale dell’8,27%. È quanto evidenzia lo studio di Unioncamere e del Centro Studi Tagliacarne, che segnala anche le aree più in difficoltà: Trapani, Siracusa e Crotone registrano le percentuali più basse, tutte sotto il 5%.

Risparmio: più istruiti, più anziani e famiglie piccole fanno la differenza

Secondo l’analisi condotta da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne, le province italiane dove il risparmio è più radicato tendono a condividere alcuni tratti demografici e sociali: un’elevata presenza di laureati, un indice di vecchiaia superiore alla media nazionale e nuclei familiari meno numerosi.

“La mappa del risparmio italiano racconta un panorama eterogeneo,” sottolinea Gaetano Fausto Esposito, direttore del Centro Studi. Le città metropolitane come Milano, Roma, Torino, Bologna e Genova — che da sole concentrano oltre il 32% del risparmio nazionale — si distinguono anche per il loro peso demografico. Ma, paradossalmente, sono le province di dimensioni medio-piccole a mostrare il maggior grado di parsimonia.

📊 I dati parlano chiaro: le province con più laureati (8,8% contro il 7,9%), con una popolazione più anziana (indice di vecchiaia all’8,4% rispetto all’8,2%) e famiglie più piccole (media 9,1% contro il 7,5%) mostrano una spiccata tendenza a risparmiare. Le grandi città fanno meglio delle province in media, ma sono i piccoli centri a brillare nella top ten per propensione all’accantonamento.

Il risparmio non segue il reddito

Uno degli elementi più sorprendenti emersi dallo studio riguarda il rapporto tra reddito e propensione al risparmio: in almeno 15 province italiane — più della metà delle quali nel Triveneto — un reddito pro-capite superiore alla media nazionale non si traduce in una maggiore capacità di accantonamento. Anzi, in molti casi è vero il contrario. In dieci di queste province, la popolazione è mediamente più anziana e più numerosa, fattori che sembrano influire negativamente sull’abitudine a risparmiare. A Roma, ad esempio, si registra un reddito disponibile superiore del 14,1% rispetto alla media italiana, ma la propensione al risparmio è inferiore del 6,3%. Bolzano e Cagliari presentano dinamiche simili: la prima ha un reddito più alto del 39% e risparmia il 14% in meno; la seconda, nonostante un +4% di reddito, accumula il 36% in meno.

⚠️ Meno entrate, più cautela

Al contrario, in 18 province — sei delle quali nel Sud — si osserva un comportamento opposto. Qui il reddito è inferiore alla media nazionale, ma gli abitanti scelgono di risparmiare comunque di più. In tempi di incertezza economica, la prudenza prevale: si mette da parte anche quel poco che si ha. Queste province sono generalmente di piccole dimensioni, con una media di circa 311.000 abitanti, e in 16 casi su 18 registrano un livello di anzianità superiore alla media. In 12 casi, inoltre, il tasso di scolarità è più basso rispetto al resto del Paese.

Asti brilla per parsimonia, seguita da Alessandria e Avellino

Tra tutte le province analizzate, Asti si distingue come un modello di efficienza nel risparmio: nonostante un reddito disponibile inferiore di circa il 7% rispetto alla media nazionale, riesce ad accumulare il 65% in più. Un comportamento simile si osserva nella vicina Alessandria, dove, pur con redditi leggermente sotto la media, la propensione al risparmio supera del 50% il dato nazionale. Anche il Sud offre sorprese: Avellino, con un reddito inferiore del 29%, mostra una capacità di risparmio superiore del 26%.

📈 Piemonte leader regionale

Con una propensione media all’accantonamento pari all’11,2%, il Piemonte si conferma al vertice della classifica regionale. Ben cinque delle sue province figurano tra le prime dieci: oltre al podio composto da Biella, Asti e Vercelli, si aggiungono Alessandria (5° posto) e Novara (10°). Seguono con percentuali a doppia cifra Lombardia (10,9%), Liguria ed Emilia-Romagna (entrambe al 10,3%).

La crescita del risparmio si consolida, ma non ovunque

Secondo lo studio, in 103 province su 107 la propensione al risparmio registrata nel 2023 supera quella del 2019, salendo all’8,3% rispetto al 7,5% precedente. Solo quattro territori mostrano una lieve flessione: Isernia, Pavia, Cremona e Lodi.

🔼 Biella conferma il suo primato da cinque anni, ma altre province sorprendono per dinamismo. Gorizia guadagna ben 14 posizioni, risalendo fino alla 58esima. Lucca, Udine, Trieste e Oristano avanzano di 12 gradini ciascuna, segnalando una crescente attenzione alla gestione delle risorse. Al contrario, Caltanissetta scivola di 16 posti fino al 95esimo. Anche Enna e Messina perdono quota, retrocedendo di 10 posizioni.

💰 Lombardia: il cuore del risparmio italiano

Nel 2023, il Nord Italia ha catalizzato quasi due terzi del risparmio totale degli italiani. Il Nord Ovest, in particolare, ha trainato questa tendenza con il 41,2% dell’accantonamento. La Lombardia da sola detiene il 27,1% del tesoretto nazionale, confermandosi come la regione economicamente più solida. Seguono Emilia-Romagna (11,0%) e Piemonte (10,7%).

📍 A livello provinciale, la top ten è dominata dalle realtà settentrionali, con due sole eccezioni: Roma, che si colloca al secondo posto con il 7,5%, e Napoli, quinta con il 2,8%.